Ilnordest.eu, 29 Marzo 2012
Fare rete d'impresa? Non più una scelta, ma una necessità. Lo si è ripetuto questo pomeriggio a Treviso nella sede di Unindustria dove un'ottantina di imprenditori si è confrontata sulle modalità di costituire reti e, soprattutto, sui cambiamenti interni all'azienda che le aggregazioni chiedono. Perché il mettersi insieme significa cambiare mentalità, mettersi in gioco e condividere le proprie idee. Come è emerso dalle esperienze riportate, la rete non è la scelta libera di un gruppo di imprese, ma quasi una decisione forzata per non soccombere.
Finché l'azienda va bene, nessuno sente l'esigenza di unirsi ad altri; è la crisi che spinge a guardarsi intorno e a chiedere collaborazione. E insita nella rete è la riorganizzazione aziendale, aspetto che spesso spaventa, ma che - con altrettanta frequenza - ha effetti benefici sul bilancio finale. Nella regione dei campanili sono argomenti che possono intimorire, tuttavia le difficoltà attuali stanno spingendo ad affrontare anche le asperità della costituzione dell'aggregazione e Confindustria si sta attrezzando per aiutare in questo senso i propri associati. Attualmente in Italia ne sono nate 310, poche rispetto alle potenzialità.
«L'importante è non mettere insieme troppa gente zoppa – ha spiegato Enzo Rullani, professore di Economia della conoscenza alla Viu di Venezia- perché è un'illusione che unendo le debolezze si migliori. Precondizione necessaria è il bisogno di innovare che va al di là delle propria forza». La risposta non è univoca: c'è chi ha avuto successo in passato e aspetta solo che passi la buriana e torni il sereno nel mercato, e chi crede di dover cambiare marcia e punta sull'innovazione. «E' un'illusione che si possa continuare come prima – ha proseguito il docente -, l'individualismo a Nordest è radicato perché gli imprenditori hanno avuto 30 anni di successo dal '70 al 2000. Ora la situazione è cambiata e dobbiamo rimettere le cose a posto. Occorre fidarsi degli altri, di specifiche persone che sono partner di rete».
Uno dei timori che spesso blocca è la paura dei costi. «Fare rete fa risparmiare da subito – ha spiegato Vittorio Ori, della rete Five Foundry Group di Brescia -, è difficile farlo perché condividere idee e decisioni da parte di gente che fino a ieri hanno avuto successo da sola, è un cambiamento epocale. Per questo la governance della rete è strategica, ma è l'unica strada da percorre per uscire da questa palude».
I problemi naturalmente non mancano. Da quello fiscale alla burocrazia che ostacola in tutti modi anche la semplice apertura di un conto corrente di rete, ma lo scoglio grosso rimane la cultura imprenditoriale che richiede flessibilità, la disponibilità di non avere il controllo totale, la rinuncia a una parte dell'autonomia, in cambio di un colpo d'ali che apre nuovi mercati e crea sviluppo.